In questi giorni nelle nostre città si é acceso il Natale. Nelle strade, nelle piazze, sui balconi, nelle case, quelle luci portano dentro parole quali famiglia, festa, tradizioni, doni alle persone che ci sono care, ma portano dentro anche parole 'nascita e speranza'.
È un momento strano il Natale più di ogni altro momento ci ritroviamo a fare i conti con noi stessi, ad amplificare le emozioni; accade così che siamo più felici, o più tristi, accade così che sentiamo di più la felicità o la tristezza altrui.
Nella nostra piazza, davanti al Palazzo di Città ci sono un uomo, una donna e un bambino in cartapesta, un bambino nato in una terra la cui bandiera sventola sul nostro Comune e che oggi avrebbe poche possibilità di diventare adulto.
E intorno a loro pastori, zampognari, il bue, l'asinello, due pecore, tre potenti re, venuti ad accogliere una nuova vita e una famiglia in fuga.
Quante sono oggi le famiglie in fuga? Quante sono le vite in cerca di speranza a tutte le latitudini del mondo? Penso alla nostra latitudine: ad Assunta che, sposata giovanissima perché in attesa di un figlio, dopo quindici anni, ha trovato il coraggio di denunciare con il Centro Antiviolenza la violenza e i maltrattamenti subiti, penso al suo lavoro di badante senza contratto; penso alle mani di Michele segnate di sale e fatica di un lavoro iniziato sulle barche fin da piccolo e che adesso la malattia costringe alla terraferma. Penso agli occhi di Pasquale che, dopo aver perso la moglie, si ritrova a ottant'anni solo, con una memoria che perde colpi e con quei figli, professionisti, che vivono troppo lontano per sentirli ancora vicini.
Penso a Francesco, Lucia, Giovanni, Fabio, Simona, infreddoliti in attesa di quel pullman che subito dopo le feste li riporterà lontano per lavoro a Milano, Torino o più in là, come facevano i nostri nonni, in Germania o in Francia, e so che, per tutto il viaggio, non dormiranno, più per rabbia che nostalgia.
Penso che se c'è un momento per essere luce e sussurro nel buio di troppi silenzi, per ascoltare le grida di chi non ha voce, per ricordarsi che "il problema degli altri è uguale al mio" ... penso che se c'è un momento per lottare contro ogni ingiustizia, anche quella che non mi riguarda direttamente, se c'è un momento per essere una parola gentile che fa bene a chi la ascolta, se c'è un momento per essere testimoni generosi di solidarietà e costruttori di una pace che inizia da ognuno di noi, dalle nostre case e scende per le strade fino ad arrivare in piazza come una rivoluzione, quel momento è proprio il Natale.
Buon Natale e Buon Anno Nuovo Manfredonia.
Il Sindaco
Domenico la Marca